
» DaTe: lunedì, 28 gennaio 2008 «
» At: 22:04 «
» In: ti amo, ricorrenze speciali, cronache di atlantide, dedica speciale «
» Dreamed By Kinewolf & Luce ~ commenti «
» DaTe: domenica, 27 gennaio 2008 «
» At: 12:39 «
» In: cronache di atlantide «
Non è che nn mi vada di scrivere qui, per carttà. L'altro giorno Massy mi disse: "Vado a scrivere in quello che ormai è solo il mio blog". Non è così Amomo mio, è solo che... bho XD non lo so perché, forse solo per pigrizia. Faccio così anche con il mio blog: mi impunto di scriverci ogni giorno e poi puntualmente non lo faccio XD.
Ho letto e riletto il "bruttissimo" post che ha scritto Massy precedentemente. Vederlo così mi fa male, perché non posso fare più d tanto per lui... ed ecco che maledico questa distanza XD. Stare lontani non aiuta inq ueste situazione. Io vorrei coccolarmelo tutto per riuscire a farlo stare meglio, almeno un po'.
Spero tanto che si riprenda... lui è un tipo così forte... in sti giorni non sembra neanche lui :(
Io sto lavorando... almeno una buona notizia. Non è chissà che, non guadagno chissà cosa, ma almeno lo stretto indispensabile per poterci vedere almeno una volta al mese *_*. Speriamo bene.
Vi posto una foto che abbiamo fatto insieme a Natale *_*
Ciao ciao

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» DaTe: lunedì, 12 febbraio 2007 «
» At: 11:23 «
» In: cronache di atlantide «
[]
Mi gettai di lato istintivamente...
mentre lo facevo una sola parola mi rimbombava in testa “drow”.
Sentivo la testa come stordita da un'inebriante vino... ma senza l'euforia che lo accompagna.
Le immagini si susseguirono nella mia mente...
il villaggio in fiamme...
Una forte rabbia mi prese seguita da una lieve sensazione di nausea.
Mi buttai a capofitto verso il nemico
Energia cercò di fermarmi – che fa?! , è impazzito!-
riuscii giusto a scorgere una mano di Asharaddon che lo blocca -questa non è pazzia, è vendetta-
avanzavo nel corridoio velocemente a testa bassa, correndo come una pantera che si avventa sulla preda.
Sentii un fortissimo dolore alla spalla... una freccia mi aveva colpito. Non me ne curai.
Arrivai proprio difronte a loro. Erano due drow armati di balestra pesante e con corazze in cuoio borchiate nere come la notte. Avevano i lunghi capelli bianchi e la pelle color ebano.
Al vedere quella figura che correva nella loro direzione il primo fu preso dal panico cercando di ricaricare la sua balestra. La mia spada, come un lampo nell'oscurità, descrisse una traiettoria ampia e circolare che andò a colpire la mano del mio nemico, mozzandogliela.
Il suo grido riecheggio nel corridoio.
L'altro drow vedendo la scena cerco di scappare verso l'altra parte del corridoio, ma fece in tempo solo a voltarsi quando fu raggiunto da un mio fendente sulla schiena.
Presi per i capelli il drow dalla mano mozzata e guardandolo negli occhi le dissi “un'telchess”...e passai la lama sulla sua gola.
Spossato da quel fatto mi alzai in piedi con le mani sporche di sangue. Mi girai verso i miei amici che erano rimasti indietro e mi fissavano con uno sguardo misto di interrogazione e sospetto.
Svenni
[continua]
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» DaTe: giovedì, 01 febbraio 2007 «
» At: 16:58 «
» In: cronache di atlantide «
I nostri piedi toccarono la sabbia fine del fondo del pozzo.
Un'ampia camera di mattoni in pietra scurissima si rivelava a noi in tutta la sua imponenza.
Sentivo un acuto odore di muffa e umido misto a quello di carne ormai marcia...
“non è proprio il posto dove passare momenti di svago eh?” disse il giovane Asharaddon.
Feci sprofondare i piedi nella sabbia sentendo una sensazione strana come di insicurezza. Energia, il possente barbaro, si guardava attorno facendo ondeggiare una grossa torcia che aveva l'effetto di rendere le ombre intorno a noi più minacciose che mai.
Feci un lungo respiro.
“prepariamoci” disse semplicemente Malbert sguainando la spada.
Lo imitai cercando in quel gesto un po di sicurezza.
La grossa sala aveva un'unica uscita, formata da un oscuro corridoio largo tre metri. Asharaddon intanto si guardava intorno alla luce della fiaccola: “avete notato le scritte alle pareti?” disse con un filo di voce. Solamente allora notai che in basso nelle pareti, scritte in gesso riportavano parole come “qui giace sir Sulim, avventuriero”... Le scritte erano numerose e variavano per il nome e poco altro.
“Pare che stiamo camminando su un mucchio di cadaveri” disse Energia
“ te ne stupisci?” rispose calmo Malbert “Siamo nell'undermountain, il magico reame sotto le montagne , regno del mago Alaster... e luogo da cui in pochissimi son ritornati”.
“Ma quei pochi ritornati avevano portato via da qui ricchezze incalcolabili” Ribattè Asharaddon.
Sospirai tirando giù il cappuccio della mia casacca... in quel posto l'aria era irrespirabile già di suo...
“Bene muoviamoci “ disse il possente barbaro...
Ci incamminammo per l'unico corridoio che si usciva dalla stanza... davanti a tutti Ene fiancheggiato da Asharaddon... al centro la maga Isabel e io affiancato da Malbert a chiudere la fila...
Energia teneva in mano una grossa torcia che illuminava la sua immensa mole.Portava una pesante corazza nera priva di elmo... ringraziavo di non averlo come nemico... Asharaddon dal canto suo si guardava intorno in cerca di trappole... era un vero e proprio mago nel riuscire ad individuarle
-c'è uno strano odore- disse quest'ultimo poggiando una mano sul petto del barbaro , per bloccarlo.
Strinsi gli occhi cercando di vedere nell'oscurità ma la luce della torcia bloccava mia infravisione.
Avevo paura? Si ... non ho mai creduto di essere un eroe, nonostante ciò per rendere onore a una promessa mi trovavo li.
Ma non dovevo distrarmi.
Asharaddon prese la torcia in mano e iniziò ad esaminare il pavimento:
-orme... ci son altri esseri qui-
-che genere?-chiese Energia
-piedi canini.. a coppie...perciò bipedi..probabilmente alcuni coboldi...e... piedi calzati, umani e più grossi. -
-quanto tempo fa son passati?- chiese malbert
-impossibile capirlo... all'esterno sarebbe stato facile capirlo dai segni lasciati dal tempo: pioggia , vento, ecc.. qui il tempo lascia segni- disse Asharaddon rialzandosi.
-ssstt- zitti Isabel -ascoltate!- disse con un filo di voce
cercai di concentrarmi sul suono aiutandomi chiudendo gli occhi.
Passarono alcuni pesantissimi secondi dove il nostro respiro sembrava essere troppo rumoroso per il luogo, poi avvertii quello per cui Isabel ci aveva avvertiti:
In lontananza, difficile capire quanto, si sentiva una voce che rimbombava... che sembrava dire qualcosa ad alta voce, come una specie di preghiera... seguito da una serie di altre voci che all'unisono rispondevano.
Ci guardammo in faccia scossi.
Cosa poteva significare questo?
Malbert disse -è inutile fare congetture adesso. Qualunque cosa pensiate dobbiamo proseguire.-
Energia riprese in mano la torcia e tenendo la spada nell'altra mano iniziò ad avanzare nel corridoio.
Svoltammo due volte verso destra finché non entrammo in un largo corridoio con volte a botte di pietra scura. I nostri passi erano malcelati a causa delle nostre armature.
La cosa sembrava rendere Asharaddon abbastanza nervoso. Io, invece trovavo quasi rassicurante un suono familiare in quel posto che di umano aveva ormai veramente poco.
-Infondo abbiamo già superato un primato...non siamo morti come quei poveracci nella prima stanza- disse sdrammatizzando malbert.
In quel istante ebbi una stranissima sensazione...come una folata di vento gelido che impercettibile mi sfioro il viso. Ne segui in sibilo acuto e un tonfo alle nostre spalle.
“una freccia” pensai...
Lo pensarono anche i miei compagni che si gettarono subito di lato...
[continua]
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» DaTe: sabato, 18 novembre 2006 «
» At: 09:28 «
» In: cronache di atlantide «
Era una notte bellissima nell'isola di atlantide. Il rumore dei grilli si mescolava con lo scrosciare leggero delle onde...
Nell'aria dal profumo salmastro si poteva ancora sentire l'influenza di quel luogo....come una sorta di richiamo che...esattamente un anno fa mi aveva portato qui.
Mi alzai dal letto senza accendere neanche una candela...l'oscurità sarebbe stata la mia compagna e il mio mantello.
Mi vestii lentamente quasi a voler rimandare il mio compito.
Ma alla fine come tutte le cose belle...tutto era giunto ad un termine.
Uscii dalla stanza senza far rumore e percorsi il corridoio della rocca soffermandomi ad ogni porta.
Per sentirne gli odori e rimembrare le avventure e le esperienze condivise con la persona che riposa in ognuna delle stanze…
Il cuoi dei miei calzari scricchiolava ad ogni passo rendendo mi ancora più guardingo…
Nessuno si doveva svegliare…
Nessuno si doveva accorgere che Kinewolf l’elfo, abbandonatala sacra città di atlantide.
Mi soffermai di fronte alla porta della stanza della mia amata…ormai vuota…
Sbirciai dentro e vidi le tende ondeggiare leggere alla brezza marina…
Sentii una strana sensazione allo stomaco.Una lacrima leggera mi solco la guancia e per un attimo mi sedetti a terra coprendomi le mani con il viso.
Mi calmai.
Feci un lungo respiro.
E uscii dalla stanza richiudendo per sempre quella porta dietro di me.
Scesi le scale e elusi le guardie che controllavano il portone… gli elfi sanno rendersi invisibili se lo desiderano.
Il cielo ere bellissimo.
Uno spettacolo che riempiva il cuore e l’anima.
MI diressi verso le mura e mi calai da esse.
Mi girai un ultima volta e guardai la rocca.
“addio” sussurrai nel vento.
Poi mi girai.
E iniziai il mio nuovo viaggio.
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» DaTe: mercoledì, 08 novembre 2006 «
» At: 10:00 «
» In: cronache di atlantide «
Le mura di pietra porosa erano scure...solo alcune torce spezzavano di tanto in tanto la loro inquietante oscurità rimpiazzandola con una tenue aura rossa.
Lo stretto corridoio che stavo attraversando era leggermente umido....come in tutte le costruzioni della cittadella interna quelle mura erano spesse anche più di 2 metri....
dovevano difendere i luoghi più antichi di atlantide...
i luoghi a noi più sacri.
tutto era silenzio....
sentivo chiaramente solo il rumore dei miei passi che rimbombavano nella lontananza e il mio stesso respiro.
Arrivai in fine difronte alla porta della sala di inizziazione.
Era un pesante portone in legno con intarsi raffiguranti scene di battaglia.
Ci si poteva perdere seguendo le eleganti linee del disegno.
Bussai.
Il tocco del mio guanto metallico sul pesante portone rimbombò come un ariete d'assedio.
Da dentro la stanza una voce ormai familiare disse semplicemente "avanti"
abbassai la maniglia del pesante portone....
I cardini stridettero come il grido di un drago.
Era una grande stanza illuminata da un braciere acceso posto al suo centro.
Nella parete difronte a me c'erano due troni su cui sedevano i principi.
Notai altre figure ai lati della stanza...ma la luce del braciere mi faceva intravvedere solo le loro sagome.Comunque inuii che fossero i generali degli eserciti di atlantide.
Una debole folata di vento fece ondeggiare la fiamma del braciere....grazie alle feritoie notai solo adesso che pioveva.
Avanzai difronte ai troni.
I miei passi metallici mi facevano sentire impacciato...come elfo ero abituato a non fare nessun rumore mentre mi muovevo... poteva costarti la vita.
Mi inginocchiai.
notai due figure muoversi ai lati.
Alamaida....con il suo lucente arco...avanzò e si inginocchiò al mio fianco con la faccia rivolta verso i principi.
Il suo viso debolmente illumianto dalla fiamma del braciere appariva determinato se pur aggrazziato....sembrava difficile pensare che una creatura tanto leggiadra potesse essere tanto letale in combattimento.
Saladinio....il grande negromante....arcano conoscitore del segreto della non vita...se alamaida poteva sembrare una creatura paradisiaca...saladino sembrava pronto a scatenare l'inferno.
Questi erano i miei compagni. Eravamo così diversi...in quanto tali ci completavamo...come la luce non può esitere senza buio, così ognuno di noi non poteva fare a meno dlgi altri.
"Perchè siete qui?" chiese il principe Asharaddon recitando l'antica formula
"Vogliamo combattere per la gloria e l'onore di Atlantide" recitammo all'unisono.
"Pensate di esserne degni?" chiese il principe Malbert
"In verità si...lo siamo" continuammo.
"E allora così sia...chi parla per vostro conto?"
"Io" dissi alzandomi in piedi.
"bene" continuarono i principi all'unisono "alzatevi tutti.Da oggi fate parte dell'esercito di atlantide.
Il Concilio mi è testimone.Che vessillo di casata avete scelto?"
Sguainai la spada eseguendo i segni del cerimoniale e la innalzai sopra la testa.Così fecero anche i miei compagni.
"Noi siamo l'esercito del Tuono".
In quel momento...quasi evocato...un rombo assordante si abbattè sulla stanza.
Eravamo finalmente pronti per combattere per atlantide
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» DaTe: martedì, 07 novembre 2006 «
» At: 12:28 «
» In: cronache di atlantide «
Tutto era buio intorno a me, tanto che stentai a capire se avevo aperto gli occhi o se li tenevo ancora chiusi.
Mi misi a sedere con la schiena poggiata alla parte e con le gambe ranicchiate cosi vicine al mio viso che poggiai il mento su esse.
La parete fredda al contatto con la pelle della schiena amplificò quella sensazione...
Quella particolare sensazione nel quale mi sentivo in un luogo troppo grande. Ecco...l'idea che piu mi angosciava era l'enorme spazio che mi circondava. Mi ranicchiai ancora piu forte quasi a trovare un conforto nel mio stesso abbraccio, ma aumentava solo quella dannata sensazione.
Non attesi molto. Loro mi volevano... e giunsero senza farsi aspettare.
Dal buio intorno a me...
erano simili a braccia impalpabili che cercavano di afferrarmi... o meglio, non esattamente mani, erano qualcosa di piu sottile...come zampe di ragni che mi stuzzicavano cercando di afferrarmi... e poi le loro voci...
come il vento freddo del nord.
Sussurri leggeri , ma parole chiare...sempre le stesse... domande, nomi...quel nome.
MI tappai le orecchie. Non volevo sentirli...non volevo farmi ancora afferrare da loro. cercai di scappare... ma poi mi accorsi che la domanda peggiore non veniva da loro...a da me.
Che cosa ci facevo li?
cosa mi rimaneva?
caddi nuovamente in ginocchio...
non cercai di rialzarmi.Semplicemente rimasi li disteso ...aspettando che passase... fino a che sonno non mi prese.
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» DaTe: «
» At: 12:25 «
» In: cronache di atlantide «
Movimenti delle spade…lenti e ampi. In combattimento non sarebbero serviti a molto, ma mi rilassavano. Sentire l’aria che dava forma ai miei movimenti mentre le onde del mare si innalzavano facendo cadere leggere goccioline fin sopra la scogliera dove mi trovavo.
L’aria salmastra mi inebriava.
Tutto era pace e armonia intorno a me, ma dentro nulla era calmo.
Assaporai ancora per qualche minuto quella sensazione quando una voce dietro di me mi riportò dal turbine di pensieri nel quale mi rifugiavo:
-Ero sicura di trovarti qui-
Era Sulys che con il suo solito fare mi era sgattaiolata alle spalle senza che me ne accorgessi.
-Ormai è una prassi…quando non ti si vede in giro so già di trovarti qui…- mi disse mentre mi si avvicinava.
-Mi piace questo posto. Mi sembra familiare in un certo senso.- risposi.
-Ricordi qualcosa?- disse lei incuriosita.
-No. E’ solo una sensazione. Ma sento che mi manca qualcosa…e qui è come se fossi un po’ più vicino.-
Feci un respiro profondo.
Sentivo l’aria salmastra che mi riempiva i polmoni.
- Papà dice che ti deve parlare, sembrava serio. Come il giorno in cui sei arrivato.-
Erano passati molti giorni in effetti. Forse il vecchio voleva dirmi che era il momento di lasciarli.
Rinfoderai le spade e avvicinandomi poggiai una mano sulla spalla di Sulys e dissi sorridendo:
-Non lo faccio attendere allora. Ho imparato che non è saggi far attendere tuo padre.-
Mi diressi verso la piccola casetta. L’edera in questo periodo si arrampicava sul pergolato piu rigogliosa che mai e il profumo pungente dei fiori della zona rendevano satura l’aria.
Mi avvicinai alla porta e bussai.
-entra- disse semplicemente una voce all’interno.
Aprii la porta e trovai il maestro intento a guardare alcune carte sul tavolo.
-Ti ho fatto chiamare…- disse senza alzare lo sguardo su di me –per chiederti se sei ancora intenzionato a seguire la via del cacciatore-.
La domanda mi stupì. Per un attimo ponderai le parole nella ricerca di qualcosa che mi facesse capire il vero senso della domanda.
-Si maestro. Sapete bene che ho deciso di intraprendere questa strada in seguito a una lunga riflessione e…-
-E sei ancora intenzionato a ricercare il tuo passato?- mi chiese incalzante lui senza aspettare che finissi la mia precedente frase.
-Si – dissi semplicemente.
-Bene. E’ dunque giunto il momento che tu, come tutti gli hunter, abbia un compagno.-
-Non capisco maestro…con me c’è Sulys, combattiamo bene insieme e non vedo perché…-
-No Kaede. Non intendo un compagno d’arme. Ti serve un compagno che con te condivida lo spirito, la natura, il tuo essere “solo”. Non troverai questo qualcuno fra gli umani.
Né fra gli elfi. Dovrai cercare qualcosa che condivida il tuo spirito-.
-Non capisco maestro. Né umano né elfo.. allora cosa? –
-Non ti so dare una risposta. Sta a te e al tuo cuore la scelta.-
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» DaTe: «
» At: 12:22 «
» In: cronache di atlantide «
Era freddo...
Si, ricordo la sensazione di freddo e di nausea che mi pervalse quando aprii gli occhi.
Avevo forse dormito? Non so, non ricordavo.
Mi trovavo disteso in una spiaggia con il viso poggiato sulla tiepida sabbia.
Indugiavo ad aprire gli occhi, temendo di non riconoscere ciò che vedevo.
Mi feci forza e mi guardai intorno cercando di rialzarmi.
Un forte senso di capogiro mi pervalse tanto che non riuscii a mettermi in piedi prima del 3° tentativo.
Mi trovavo in una penisola o in un'isola a giudicare dal mio orizzonte. Alcuni resti di quella che doveva essere la mia imbarcazione mi avevano trasportato fino a qui, ma cosa le era successo?
Alcuni corpi privi di vita, trasportati dalle onde, erano approdati poco lontano dal mio.
Risi per un attimo fra me e me. Nonostante l'amnesia, l'apparente naufragio e chissà cos'altro ero vivo.
"No, non lo sei" mi disse un'oscura voce alle mie spalle.
Mi girai di scatto, trattenendo il fiato difronte a quella visione:
era una figura enorme ammantata di un bianco lino fin sopra la testa, con enormi ali candide simili a quelle di un angelo.
"non lo sei" mi ripetè mentre si avvicinava a uno dei corpi sulla spiaggia.
"Tu in principio eri questo" disse afferrando per il collo il cadavere e sollevandolo come fosse un pupazzo. Lo sollevò finche le sue gambe non toccarono piu terra per poi porlo proprio di fronte al mio viso.
Il morto doveva essere stato un uomo imponente a giudicare dalla stazza, ma aveva la cassa toracica sfondata all'altezza del cuore.
"e' morto in battaglia?" chiesi...
lo spirito con una calma imperturbabile mi rispose "guarda nella sua mano"...
Mi accorsi in quel momento che stringeva qualcosa nella mano...un oggetto simile a un grosso sasso o ad un tronco nodoso.
Mi avvicinai aprendogli lentamente le dita e quando misi a fuoco ebbi un forte conato che mi fece cadere carponi... fra le dite stringeva un cuore..il suo.
"Ti sei ucciso, ma non era tuo il diritto di decidere di ciò." continuò l'essere angelico...
"non era mio diritto? non posso avere arbitrio della mia vita?" chiesi con urlo a metà tra sfogo e domanda vera e propria.
“No “ rispose semplicemente l’essere,lasciando cadere quello che era il mio corpo sulla sabbia.
Capii che ero stato preso nella morsa di un essere che esulava dalla mia comprensione, ma io avevo ancora una scelta…
Feci uno scatto e mi buttai sul corpo estraendo da il fodero uno dei pugnali che portava al fianco. L’essere non fece nulla. Semplicemente mi osservava inespressivo.
Tenni il pugnale stretto puntandolo contro di lui. Poi ancora fulmineo girai la lama verso la mia gola e spinsi.
Fu un dolore terribile e repentino. Il freddo della lama che lacerava le mie carni seguito dal senso di soffocamento del sangue che sgorgava.
Sorrisi pensando di essere riuscito a sfuggire ai piani diabolici dell’angelo…che ingenuo che fui. L’essere prima in maniera sommessa incominciò a ridere fino a scoppiare in una fragorosa risata, profonda e cupa. Si avvicinò a me e, allungando la mano , prese la mia essenza che stava ormai abbandonando il corpo.
“Semplicemente, non puoi…” dicendo questo, ripose il mi spirito all’interno del corpo…
Sentii una strana sensazione di assorbimento. Mi portai le mani alla gola per scoprire con orrore che era integra e che tutto era come prima.
Odiai quell’essere che mi stava condannando in quella condizione e odiavo me stesso per non poter fare nulla contro quella situazione.
Fu allora che la vidi.
Era una figura alta e possente, vestita principalmente di pelli di animale cucite in modo da formare capi stranamente ornati.Il suo aspetto sembrava quello di un giovine,nonostante ciò aveva lunghi capelli bianchi, ma era assolutamente privo di barba.
Una grossa cicatrice gli solcava il viso dalla fronte fino alla guancia, lasciandole cieco un occhio. Una cosa buffa, che sul momento mi stupì, fu vedere le lunghe orecchie spuntare dalla folta capigliatura. L'essere umanoide correva verso la nostra direzione brandendo una lunga lancia.
La scagliò contro "l'angelo", il quale parve per un attimo scosso da quella nuova comparsa.
Gli eventi si susseguirono molto rapidamente, non ebbi il tempo di cogliere ogni particolare, ma mi accorsi che l'elfo (scoprii in seguito che così si chiamava),la lancia colpì l'angelo il quale scomparve come se fosse stato fatto di acqua.
Per un attimo rimasi li, senza saper cosa fare. Temevo che l’elfo mi uccidesse (cosa che fino a poco prima avevo anelato), invece sembrava non accorgersi nemmeno di me.
Si guardò intorno con aria guardinga e poi si avvicino al cadavere. Dopo averlo osservato senza minimamente degnarmi di uno sguardo alzò le mani al cielo e formulando alcune parole arcane.
Sentii una voce nella mia mente…come un lontano eco.
“non temere, non ho intenzione di farti del male. Abbandonati e accetta ciò che sta per accadere”.
Sentii una strana sensazione, poi tutto intorno a me per un attimo si fece più acceso, più vivo , più reale.
L’essere mi guardò: “bentornato nel mondo dei vivi. Chi sei?” mi disse voltandosi appena verso di me.
Guardai il mio cadavere ancora poggiato per terra. Notai un “k” ricamata a oro su uno dei bracciali.
“Il mio nome è k…. Kaede” dissi titubando…
In realtà non ricordavo piu il mio nome, ma cos’è un nome se non un modo comune di chiamare una cosa. Lo scelsi d’istinto…sarebbe valso quanto un ‘altro.
“sai dove ti trovi?” mi chiese.
“no”
“Immaginavo. Ti trovi nell’azshara.”
Questo nome non mi diceva assolutamente nulla.
Dovetti esprimere molta perplessità, poichè lui se ne accorse e sembro prestarmi più attenzione.
“Devi aver appena passato il portale. Ricordi come sei arrivato qui?”
Scossi la testa.
“capisco. Aiutami a seppellire i tuoi compagni… poi ti porterò alla mia dimora.Mia figlia dovrà cucinare un piatto di zuppa in piu a quanto pare… ti avverto subito di non tentare scherzi.”
Seguivo l'elfo quasi ipnoticamente mentre avanzavamo nell'entroterra. Presto la spiaggia cedette il posto ad un fitto bosco di alberi antichi. Sequoie credo ,inframmezzati da aceri. La cosa strana era che pur essendoci caldo estivo, tutte le foglie degli alberi erano piacevolmente dorate ed alcune pigramente cadevano andando ad accresscere il soffice manto di foglie che lastricava il suolo.
Sembrava di camminare in un soffice tappeto di piume. Sentivo alcuni uccellini cantare fra i rami e di tanto in tanto un cervo curioso ci fissava prima di scappare via impaurito.
"Che posto stupendo" dissi con un filo di voce "sembra che il tempo sia immutabile qui e la pace regni sovrana".
"capisco cosa vuoi dire" mi disse lui senza neanche voltarsi " eppure è un luogo molto pericoloso per l'incauto avventuriero che lo percorra. Il bosco , come tutte le creature viventi esige rispetto. Se sai essere riverente esso ti donerà conforto e pace. Se invece sarai spreggiudicato esso divemterà il tuo peggiore incubo".
Le sue parole suonavano sinistre.
"senza contare" continuò "che in questa zona le schiere dell'orda non sono assenti"
"Schiere dell'orda?" chiesi
"si, ma ne parleremo piu avanti...ecco la mia casa".
Avanzammo per un viottolo che si arrampicava verso una collina.In cima a quest'ultima un delizioso casupolo ornato da numerose felci ed edere che si arrampicavano sulle sue mura. Dal comignolo saliva una leggera nuvola di fumo, segno che la dimora era abitata. A conferma di cio un leggero canto di voce femminile proveniva dal suo interno.
Ci avvicinammo alla casa. Da fuori sembrava umile, ma accogliente:
Le mura in legno scuro ornate dall’edera che si arrampicava fin sopra il tetto andando a ornare un grazioso portico.
Dal comignolo usciva del fumo , e un leggero odore di pane fresco si poteva percepire gia ad alcuni metri dalla casa.
L’elfo si avvicinò alla porta aprendola delicatamente. Mi chiedevo come potesse fidarsi al punto di mostrarmi le spalle per la maggior parte del tempo.
Io ,che lo seguivo da vicino , fui inondato da una serie di profumi che vagamente mi risultarono familiari, ma come in un lontano eco, erano sfocati nei miei ricordi.
La stanza che mi si pose di fronte era accogliente nella sua semplicità.
Un camino in pietra scura , sulle quali alcune braci vive riscaldavano alcuni pani posti su una graticola, occupava tutta la parete ovest. Nella parete est c’era solo due porte in legno che ,presumibilmente , portavano alle camere, mentre nella parete nord c’era un lavabo e un piano sul quale una giovane elfa era affaccendata a preparare qualcosa dandoci le spalle. Al centro della stanza vi era un altro tavolo in legno con alcune sedie introno sul quale era poggiato un vaso di ceramica bianca contenente fiori freschi.
L’elfa ci dava le spalle indaffarata con gli utensili da cucina nella preparazione di qualcosa che non riuscivo a vedere. Aveva lunghi capelli blu raccolti in una treccia che gli arrivava fino a metà della schiena.Il fisico asciutto e sottile coperto da un grazioso abito formato di uno strano tessuto ricamato anch’esso di colore blu.
-ciao papà- disse senza voltarsi –non ti aspettavo cosi presto.Il pranzo non è ancora…-
Si bloccò di scatto girandosi mentre entravamo nella stanza portando una mano dietro la schiena e guardandomi con aria minacciosa abbassando le buffe orecchie.
La potei osservare meglio. A discapito del suo fare sicuro, non dimostrava più di 20 anni umani.Aveva la pelle del colore della luna e gli occhi chiari ardevano di una strana luce. Un misto di forza e dolcezza.
-ciao Sulys, metti pure via quell’arma- disse l’elfo ridendo.Mi accorsi solo allora che dietro la schiena la ragazza teneva un lungo coltello da cucina, – Lui è Kaede, ha appena passato il portale. E a quanto pare è affetto da amnesia.-
Poi si girò verso di me e disse:- Questa , Kaede, è mia unica figlia Sulys. Non farti ingannare dal suo aspetto angelico o potresti trovarti un coltello piantato su per la schiena.-
La ragazza si rilassò poggiando il coltello sul banco da cucina, ma tenendolo sempre a portata di mano, mentre ,rilassando il suo atteggiamento minaccioso scanzonava il padre: -non dire così, altrimenti il nostro ospite penserà che sono una strega!-, poi rivolgendosi verso di me disse: -sei il benvenuto nella nostra casa Kaede, gli amici di mio padre sono anche amici miei…e poi è bello vedere da queste parti un altro elfo. Non capita spesso-.
-Elfo!?…Un altro elfo?? Non capisco…- balbettai.
-Non se n’è ancora accorto- disse il mio ospite alla figlia.
Guardai smarrito prima uno e poi l’altro senza capire. Passarono alcuni attimi in cui il silenzio della stanza fu rotto solo dal dolce suono del camino. Poi la ragazza si avvicinò al lavabo prese un catino e , dopo averlo riempito d’acqua, me lo pose innanzi. Pensai che fosse un gesto di benvenuto , per rinfrescarmi prima del pranzo. Invece lei mi disse “guarda” .
Guardai l’acqua senza capire il significato…poi mi concentrai sul mio riflesso su di essa…
Per gli dei! Il mio aspetto! Anche io avevo le orecchie appuntite e quello strano aspetto. Mi allontanai subito dal catino spaventato. Mi tolsi i guanti e scoprii di avere la pelle di un colore a me sconosciuto. Ero inorridito da ciò. Cos’ero? Dov’ero? CHI ero?
Tutte queste domande mi vorticavano in testa come un turbine di emozioni che mi risucchiava verso un abisso dal quale non vedevo uscita.
Uscii correndo dall’abitazione in un impeto di disperazione e rabbia…in realtà non so spiegare cosa provassi in quell’istante. So solo che corsi per molto tempo. Finché non sentii i polmoni quasi scoppiarmi nel petto. L’angelo, la mia memoria, l’elfo che mi aveva salvato e il mio scoprirmi qualcosa di sconosciuto. Pur non ricordando chi esattamente ero, mi ricordavo dell’essere umano che ero. E questo mondo… ero in un incubo dal quale non riuscivo a svegliarmi.
Raggiunsi la cima di un’alta rupe a strapiombo sul mare…deciso che se era un sogno, gettandomi mi sarei svegliato e se non lo era… avrei almeno trovato la pace.
Pensavo queste cose quando sentii un acuto dolore alla gamba seguito da un forte freddo. Mi bloccai sul posto notando che la mia gamba era immersa in quello che sembrava un blocco d ghiaccio.Il mio istinto prese il sopravvento: senza ragionare su quel che facevo mi guardai attorno notando un essere simile a un serpente di mare, ma con braccia e volto umano. Imbracciava un grosso tridente e si avvicinava farfugliando una strana lingua. Guardai per terra notando un grosso bastone…sarebbe servito a molto poco contro le dure scaglie di quell’essere, ma sarebbe stato indubbiamente meglio dei meri pugni. Lo impugnai e assestai due colpi al ghiaccio che mi imprigionava la gamba, liberandomi. L’essere velocemente si avvicinò e cercò di assestarmi un colpo di punta del tridente. Mi buttai di lato schivando il colpo. Avevo la gamba ancora intorpidita, nonostante ciò mi muovevo abbastanza velocemente da riuscire a schivare i primi colpi.La potenza di quell’essere era impressionante…il tridente sembrava un’arma molto pesante e massiccia, nonostante questo riusciva a manovrarla con velocità.
Non sarei riuscito a schivarla per molto…decisi di attaccare.
Feci uno scatto fulmineo verso di lui e ,dopo aver schivato un suo fendente abbassandomi, gli assestai un colpo di bastone sotto il mento. Un fiotto di sangue violaceo fuoriuscì dalla bocca dell’essere che parve sorpreso del mio improvviso cambio di strategia. Presi coraggio e gli assestai un secondo colpo al lato della testa. Per un attimo vacillò dando l’impressione di cadere , ma poi , troppo velocemente per me, mi scaglio contro un colpo del manico del lungo tridente.
Mi investì in pieno petto facendomi fare un volo di un paio di metri lontano da lui. Sentivo il sapore del mio sangue salirmi alla bocca seguito da un fortissimo dolore al petto. Era un miracolo come fossi ancora vivo. Cercai di rimettermi velocemente in piedi mentre lui si avvicinava, ma il violento colpo subito mi aveva stordito…mi reggevo a malapena in piedi. Feci un ultimo disperato tentativo scagliando un potente colpo laterale, ma lui lo paro con il tridente spezzando a meta il mio bastone e lasciandomi in mano solo un moncone appuntito.
In quell’istante per un attimo vidi come un ombra… una presenza dietro di lui. Poi un rumore forte seguito da un fiotto di sangue che sgorgo dalla sua schiena e una voce femminile che urlava “ora kaede, colpisci!”…riconobbi Sulys che gli era sgattaiolata dietro colpendolo alle spalle. Non persi tempo e con tutta la forza che mi rimaneva spinsi il moncone del mio bastone contro la gola dello stupefatto mostro. Il fiotto di sangue che ne scaturì fu copioso e l’essere dopo aver barcollato cadde bocconi al suolo.
Mi lascia cadere a terra respirando a fatica per il dolore del colpo. La ragazza si avvicinò e controllò la mia ferita…
-Io…- cercai di dire, ma mi accorsi che lei non mi ascoltava neanche intenta com’era a versare una strana pozione sul mio petto.
Una sensazione di calore mi pervase,seguita da un forte sollievo.
- E’ un balsamo curaferite. Ero corsa per vedere che fine avevi fatto,ma non mi sarei mai aspettata di trovarti a far schermaglia con una salamandra.-
-Non l’avrei fatta neanche io…ma lei ha insistito tanto- dissi ironico.
-Ho notato… ascolta capisco che per te possa essere stato un colpo duro, ma una volta attraversato il portale vieni trasformato in una delle razze che popolano la terra. Anzi sei stato fortunato: potevi essere trasformato in un non morto o in orco.-
Ascoltavo le sue parole…pur non capendo appieno il significato delle sue parole sapevo che voleva dirmi.
-Questo è un mondo difficile e mio padre può insegnarti come sopravvivere. Hai grosse potenzialità, non sono molti quelli che hanno combattuto con una salamandra dell’ Azshara e possono raccontarlo,ma le potenzialità da sole non bastano. Ti serve sapere cosa vuol dire essere elfo, cosa vuol dire combattere per la vita e soprattutto devi imparare la Via.-.
-La Via?- chiesi.
-Si . Ognuno di noi ha una strada di fronte. Non è una strada fisica ,ma qualcosa che giornalmente ti si para davanti con le sue difficoltà e i suoi bivi. Ogni bivio rappresenta una scelta e ogni difficoltà una prova. Io per esempio ho intrapreso la via dell’ombra….combatto sfruttando la mia naturale tendenza a nascondermi e colpire non vista…ma la mia strada potrebbe essere diametralmente opposta alla tua. Non ne esiste una buona o una cattiva…niente a questo mondo e di per se buono o cattivo , è l’uso che ne facciamo che lo rende tale. Ma la scelta di intraprendere la Via è indipendente da te.Volente o nolente la stai già percorrendo.
E ora ti si para davanti il primo bivio. Puoi andartene ora e decidere di provare a percorrerla da solo, oppure…- lei per la prima volta mi guardò mi volto, con una serietà e allo stesso tempo una dolcezza che mai avrei creduto possibile – oppure puoi rimanere con noi e proseguire insieme il cammino-.
Mi sedetti sull’erba guardando verso l’orizzonte.
Il vento soffiava gagliardo sulla scogliera scompigliando i sui capelli.
-Resterò e imparerò. E un giorno potrò saldare il debito che oggi ho nei tuo confronti, sarei morto senza di te.-
Restammo in silenzio a contemplare l’orizzonte per molto tempo. Fino a che il sole, fattosi vermiglio, non incomincio a sparire dietro l’orizzonte.
Non ci furono altre parole.
Ma solo la consapevolezza che ci attendeva una lunga strada da percorrere.
» Dreamed By Kinewolf & Luce ~ commenti (1) «
» DaTe: lunedì, 06 novembre 2006 «
» At: 16:05 «
» In: cronache di atlantide «
Ancora una volta qui...forse l'ultima.
poggiato ad una rupe di isicurezze e seduto su piana di raccapricciante ironia.Consapevole della mia posizione tutto sembrava chiaro... ma non ero mai riuscito ad ammetterlo.
il passato riaffiorava come uno scoglio sul mare.decisi di non aggrapparmi.
Stavolta la luna mi salutava per l'ultima volta....nella tristezza di lacrime di innamorata follia.
a nulla era servito vagare...
a nulla lottare...
ancor prima di intravvedere un traguardo dovevo assicurarmi che la strada fosse agibile.E il destino era una meretrice molto cara...e io avevo finito i soldi.
Nessuno aveva deciso....nessuno aveva voluto decidere...ma la soluzione era davanti agli occhi. Potevo arrabattarmi fino all'annullamento, e probabilmente lo avrei fatto se la mia felicità fosse l'unica posta... ma avevo troppe carte in mano e era inutile barare.
Non avevo chiesto di iniziare una partita, ma la bendata mi aveva scelto.Ma non potevo vincere...forse avrei potuto non perdere, ma ne chi ne avrebbe apagato il prezzo?
no...
per quanto avrei combattuto la mia luna prima o poi mi avrebbe voltato le spalle.
e cadere dalla luna era troppo.
anche per me.
serrai i pugni per abbattere il rimanente della mia anima. strappai il mio cuore perchè smettesse di battere.
fermai il vento perche non mi sussurrasse più.
fermai la melodia che raccontava come era iniziata.
kinewolf l'elfo moriva....
ne rinasceva un personaggio diverso... forse era la nemesi che odiavo, ma non avevo via d'uscita...
era l'oscurità.
» Dreamed By Kinewolf & Luce ~ commenti (1) «
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Un po' di tutto, non mi faccio mancare nulla, poi ovviamente non mi piacerà un genere piuttosto che un altro, ma per lo meno pirma ascolto e poi decido. Mi piacciono i Tazenda, un gruppo sardo che il mio amomo mi ha fatto conoscere, mi piace da morire la musica giapponese, adoro in maniera assurda tutte le canzone che il mio amore mi ha dedicato e suonato per me e tutte quelle canzoni che hanno un significato particolare per noi due.
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